Bene, questo weekend inizia la mia personale esplorazione del territorio americano! Sabato, domenica e lunedì, hiking and camping (escursione e campeggio) con gli amici presbiteriani (una specie di gita parrocchiale).
Il pacchetto prevede:
-Partenza sabato mattina ore 8.00
-Circa 1 ora e 1/2 di viaggio in macchina in direzione nord
-3 ore di camminata in montagna alla ricerca di posti incontaminati
-Insediamento: tende, fuoco, etc etc...
-RELAX e tipico campeggio americano! Sono proprio curioso di vedere se ci sono tutti i vari cliché che si vedono nei film.. tipo.. chissà se hanno davvero quelle cose bianche da mettere sul bastoncino e cucinare intorno al fuoco...?!? vedremo
-Lunedì mattina si ritorna a casa.
Oggi pomeriggio io, Randy e Tim siamo andati a fare un po' di spesa: cibo (abbiamo da mangiare per una settimana, altro che 2 giorni!), attrezzatura varia (torce, ponci, materassini)... io ho preso uno zaino da montagna ultrafigo per soli 50$!!! Stasera ho preparato lo zaino, domani mattina devo solo fare dei panini e sono ok.
Montagne selvagge del New Mexico, "Hold on, I'm coming!"
(Per i meno anglofili "Aspettatemi, sto arrivando!")
Un buon weekend a tutti, con questo pezzo storico del duo R&B Sam e Dave!
sabato 29 maggio 2010
martedì 25 maggio 2010
Un saluto al volo
Ciao a tutti! Un saluto rapido...è tanto che non mi faccio sentire, è vero, scusatemi.
Il lavoro comincia a essere intenso: l'ultima settimana l'ho passata a programmare, a sviluppare un prototipo abbastanza vicino al software finale.. è stata un settimana prevalentemente di battaglie snervanti contro il computer, a cercare scovare errori e a cercare di fargli fare quello che voglio io (e non quello che vuole lui). Da ieri la musica è cambiata: il software funziona (finalmente!) e ho avuto un meeting col prof: abbiamo deciso che prima di proseguire con la programmazione è meglio dimostrare alcuni risultati teorici.
Questo vuol dire che per qualche giorno non avrò + a che fare con battaglie software ma con la buona e vecchia carta e penna!!! Ovvero devo studiare alcuni articoli, cercare di dedurre alcune proprietà dei programmi che stiamo sviluppando, dimostrare alcuni teoremi sulla carta (prima che sui PC) in modo da essere sicuri che le nostre idee sono sensate e corrette. Una volta che ci sono le opportune dimostrazioni si passa ad una nuova fase pratica al PC.
Devo dire che la cosa mi fa piacere: fare solo programmazione concreta è stressante, fare solo dimostrazioni teoriche è palloso, alternare le due cose... funziona!
Prossimamente su questo blog avvierò un mini-corso divulgativo (quindi per tutti, anche.. che so.. studenti di filosofia!) sull'ASP, che è lo stilo di programmazione che sto usando.
A presto
PS Come potete intuire da questo post (o dai commenti del post precedente), se nell'ultima settimana mi sono concentrato sul lavoro... beh, vuol dire che non mi sono dedicato alla preparazione di dolci :) Recupererò! In compenso l'altro giorno sono riuscito a farmi un ragù per la pasta, dal gusto moooolto itialiano :p Se mi stufo col software posso sempre aprire un piccolo ristorante! :) Saluti
Il lavoro comincia a essere intenso: l'ultima settimana l'ho passata a programmare, a sviluppare un prototipo abbastanza vicino al software finale.. è stata un settimana prevalentemente di battaglie snervanti contro il computer, a cercare scovare errori e a cercare di fargli fare quello che voglio io (e non quello che vuole lui). Da ieri la musica è cambiata: il software funziona (finalmente!) e ho avuto un meeting col prof: abbiamo deciso che prima di proseguire con la programmazione è meglio dimostrare alcuni risultati teorici.
Questo vuol dire che per qualche giorno non avrò + a che fare con battaglie software ma con la buona e vecchia carta e penna!!! Ovvero devo studiare alcuni articoli, cercare di dedurre alcune proprietà dei programmi che stiamo sviluppando, dimostrare alcuni teoremi sulla carta (prima che sui PC) in modo da essere sicuri che le nostre idee sono sensate e corrette. Una volta che ci sono le opportune dimostrazioni si passa ad una nuova fase pratica al PC.
Devo dire che la cosa mi fa piacere: fare solo programmazione concreta è stressante, fare solo dimostrazioni teoriche è palloso, alternare le due cose... funziona!
Prossimamente su questo blog avvierò un mini-corso divulgativo (quindi per tutti, anche.. che so.. studenti di filosofia!) sull'ASP, che è lo stilo di programmazione che sto usando.
A presto
PS Come potete intuire da questo post (o dai commenti del post precedente), se nell'ultima settimana mi sono concentrato sul lavoro... beh, vuol dire che non mi sono dedicato alla preparazione di dolci :) Recupererò! In compenso l'altro giorno sono riuscito a farmi un ragù per la pasta, dal gusto moooolto itialiano :p Se mi stufo col software posso sempre aprire un piccolo ristorante! :) Saluti
domenica 16 maggio 2010
MexItAmerican tiramisu
Ciao!Vi avviso che questo post è un misto di psicologia, cucina, gossip, tradizioni venete, analisi sociologiche... beh... chi mi conosce sa che non mi piacere dividere le cose in compartimenti stagni... è sempre tutto collegato, che ci piaccia o no.
Tutti i ragionamenti di oggi ruotano attorno al miglior dolce che il genere umano sia riuscito ad inventare: il tiramisù. Il tiramisù è una soave sinfonia di sapori, in cui buon caffè italiano, raffinati biscotti savoiardi, soffice crema al mascarpone, e una nevicata di cacao si mescolano assieme per il tripudio dei nostri sensi (vista, olfatto, gusto, tatto... ah, se solo il tiramisù potesse parlare.. beh..probabilmente direbbe "Mangiami, mangiami!").

Inutile dire che questa delizia del palato è stata inventata dal popolo veneto, ai tempi della serenissima repubblica: sembra fosse usato per dare una botta di vita ai clienti affaticati nei locali notturni... come dire.. qui nei Casinò di Las Vegas pompano ossigeno puro per tirar sù le persone, a Venezia passavano con vassoi di tiramisù!!!(sempre detto io che gli italiani sanno godersi la vita meglio di tutti!)
Ovviamente ne esistono numerose varianti: si può cambiare il modo di fare la crema, il tipo di biscotti, si può usare il cioccolato a scaglie per lo strato finale, si possono aggiungere vari aromi al caffè... insomma, come ogni buona ricetta, le varianti si sprecano.
La mia personale visione del tiramisù prevede: caffè espresso (no decaffeinato, no liquori aggiuntivi); savoiardi Vicenzi (NO pavesini... pavesini:tiramisu=ketchup:pizza); crema fatta con uova direttamente da pollaio, tuorli mescolati con lo zucchero, poi mascarpone, poi albumi montati a neve; due strati di biscotti-crema-biscotti-crema in zuppiera rettangolare (+ pratica) e in cima spolverata di cacao. Ovviamente le quantità devono essere.. uhm.. come posso dire.. IMBARAZZANTI! Soprattutto per quanto riguarda gli strati di crema, almeno 1,5-2cm!
Io però ho una teoria sul tiramisù che va al di là della questione strettamente culinaria. Il tiramisù è una tappa obbligata nella fase di approccio uomo-donna. E' matematico: quando stai chiaccherando con una ragazza, state bene entrambi, c'è un po' di flirt nell'aria... beh, si va a finire sull'argomento "dolci fatti in casa" e da lì inevitabilmente al "tiramisù". E scattano le frasi tipo, "Ma tu come lo prepari?", "Che biscotti usi?", "Dovremmo andare ad assaggiarlo al tal posto che è ottimo!", oppure "Dovremmo prapararne uno assieme un pomeriggio!". Esperienza personale, a me è capitato PUNTUALMENTE. Non so darmene una spiegazione precisa: forse è semplicemente un argomento carino di conversazione? forse preparare assieme un tiramisù è meno impegnativo che uscire la sera, ma crea altrettanta complicità (forse addirittura di +)?; forse quando stai bene con una persona in tutti i sensi pensi alle cose dolci e belle della vita, e quindi al tiramisù? Non lo so, posso solo dire empiricamente che l'argomento "tiramisù" è un clichè del flirt. Anzi se c'è qualche studente di sociologia in ascolto, si potrebbe pensare ad una ricerca, magari una tesi di laurea, tipo «L'argomento "tiramisù" nella fase preliminare della relazione uomo-donna» ... con tanto di di preparazione del tiramisù e misurazione statistica dell'affinità di coppia... uhm... potrebbe venirne fuori anche un bel reality show, a metà tra la "Prova del cuoco", "(Ri)Educational Channel" e "Stranamore".
Ok ok, non credete alla mia teoria? Scettici! Neanch'io ne ero convintissimo, ma ne ho avuto un'ennesima conferma empirica l'altro giorno, qui a Las Cruces! Sì, non sto scherzando!!! (Sennò come mi verrebbe in mente di parlare di tramisù da qui?!?) Premessa, come vi dicevo, ho conosciuto un po' di ragazzi e ragazze del coro, alcuni sono scappati a casa per l'estate alcuni sono ancora qui in città. Tra questi c'è una ragazza molto simpatica, con cui ho legato subito, anzi a dire il vero appena sono arrivato al coro, si è presentata lei da me (ho avuto quasi l'impressione che mi abbia puntato subito.. naaaa!), abbiamo iniziato a chiaccherare e poco dopo ci siamo scambiati il contatto FB. Da lì puntulmente, quando mi vede on-line, inizia a chattare. E l'altro giorno, mentre stavamo chiaccherando amabilmente del + e del meno, lei mi chiede "Do you know tiramisu?" (="Conosci il tiramisu?")... scusa?!?.. io.. beh..certo..l'abbiamo inventato noi!!!.. ma..tu.. piuttosto..lo conosci?!? Insomma, vien fuori che questa è appassionata di dolci, conosce e prepara spesso il tiramisù, anche se con alcune varianti d'oltreoceano. Per la cronaca: usa i savoiardi (che qui si chiamano ladyfingers, ovvero "dita di dama"), il mascarpone, il caffè americano tagliato col brandy, cioccolata a scaglie sopra.
E per la cronaca... domani pomeriggio vado da lei che dobbiamo prepararne uno, cercando di mettere assieme lo stile italiano con quello messicano-americano. Uhm.. verrà fuori un MexItAmerican tiramisù. Aiuto! Lei ha tutti gli ingredienti e gli attrezzi per la preparazione, io devo solo passare a prendere il mascarpone al negozietto qui vicino e poi siamo a posto! Comunque tranquilli, domani cerco di concentrarmi SOLO sul tiramisù! :-)
Onestamente non saprei scommettere sul fatto che verrà davvero fuori una buona approssimazione commestibile del tiramisù.. probabilmente anche sì dai, siamo ottimisti. Ma una cosa la so per certa: Italians do it better!
Tutti i ragionamenti di oggi ruotano attorno al miglior dolce che il genere umano sia riuscito ad inventare: il tiramisù. Il tiramisù è una soave sinfonia di sapori, in cui buon caffè italiano, raffinati biscotti savoiardi, soffice crema al mascarpone, e una nevicata di cacao si mescolano assieme per il tripudio dei nostri sensi (vista, olfatto, gusto, tatto... ah, se solo il tiramisù potesse parlare.. beh..probabilmente direbbe "Mangiami, mangiami!").
Inutile dire che questa delizia del palato è stata inventata dal popolo veneto, ai tempi della serenissima repubblica: sembra fosse usato per dare una botta di vita ai clienti affaticati nei locali notturni... come dire.. qui nei Casinò di Las Vegas pompano ossigeno puro per tirar sù le persone, a Venezia passavano con vassoi di tiramisù!!!(sempre detto io che gli italiani sanno godersi la vita meglio di tutti!)
Ovviamente ne esistono numerose varianti: si può cambiare il modo di fare la crema, il tipo di biscotti, si può usare il cioccolato a scaglie per lo strato finale, si possono aggiungere vari aromi al caffè... insomma, come ogni buona ricetta, le varianti si sprecano.
La mia personale visione del tiramisù prevede: caffè espresso (no decaffeinato, no liquori aggiuntivi); savoiardi Vicenzi (NO pavesini... pavesini:tiramisu=ketchup:pizza); crema fatta con uova direttamente da pollaio, tuorli mescolati con lo zucchero, poi mascarpone, poi albumi montati a neve; due strati di biscotti-crema-biscotti-crema in zuppiera rettangolare (+ pratica) e in cima spolverata di cacao. Ovviamente le quantità devono essere.. uhm.. come posso dire.. IMBARAZZANTI! Soprattutto per quanto riguarda gli strati di crema, almeno 1,5-2cm!
Io però ho una teoria sul tiramisù che va al di là della questione strettamente culinaria. Il tiramisù è una tappa obbligata nella fase di approccio uomo-donna. E' matematico: quando stai chiaccherando con una ragazza, state bene entrambi, c'è un po' di flirt nell'aria... beh, si va a finire sull'argomento "dolci fatti in casa" e da lì inevitabilmente al "tiramisù". E scattano le frasi tipo, "Ma tu come lo prepari?", "Che biscotti usi?", "Dovremmo andare ad assaggiarlo al tal posto che è ottimo!", oppure "Dovremmo prapararne uno assieme un pomeriggio!". Esperienza personale, a me è capitato PUNTUALMENTE. Non so darmene una spiegazione precisa: forse è semplicemente un argomento carino di conversazione? forse preparare assieme un tiramisù è meno impegnativo che uscire la sera, ma crea altrettanta complicità (forse addirittura di +)?; forse quando stai bene con una persona in tutti i sensi pensi alle cose dolci e belle della vita, e quindi al tiramisù? Non lo so, posso solo dire empiricamente che l'argomento "tiramisù" è un clichè del flirt. Anzi se c'è qualche studente di sociologia in ascolto, si potrebbe pensare ad una ricerca, magari una tesi di laurea, tipo «L'argomento "tiramisù" nella fase preliminare della relazione uomo-donna» ... con tanto di di preparazione del tiramisù e misurazione statistica dell'affinità di coppia... uhm... potrebbe venirne fuori anche un bel reality show, a metà tra la "Prova del cuoco", "(Ri)Educational Channel" e "Stranamore".
Ok ok, non credete alla mia teoria? Scettici! Neanch'io ne ero convintissimo, ma ne ho avuto un'ennesima conferma empirica l'altro giorno, qui a Las Cruces! Sì, non sto scherzando!!! (Sennò come mi verrebbe in mente di parlare di tramisù da qui?!?) Premessa, come vi dicevo, ho conosciuto un po' di ragazzi e ragazze del coro, alcuni sono scappati a casa per l'estate alcuni sono ancora qui in città. Tra questi c'è una ragazza molto simpatica, con cui ho legato subito, anzi a dire il vero appena sono arrivato al coro, si è presentata lei da me (ho avuto quasi l'impressione che mi abbia puntato subito.. naaaa!), abbiamo iniziato a chiaccherare e poco dopo ci siamo scambiati il contatto FB. Da lì puntulmente, quando mi vede on-line, inizia a chattare. E l'altro giorno, mentre stavamo chiaccherando amabilmente del + e del meno, lei mi chiede "Do you know tiramisu?" (="Conosci il tiramisu?")... scusa?!?.. io.. beh..certo..l'abbiamo inventato noi!!!.. ma..tu.. piuttosto..lo conosci?!? Insomma, vien fuori che questa è appassionata di dolci, conosce e prepara spesso il tiramisù, anche se con alcune varianti d'oltreoceano. Per la cronaca: usa i savoiardi (che qui si chiamano ladyfingers, ovvero "dita di dama"), il mascarpone, il caffè americano tagliato col brandy, cioccolata a scaglie sopra.
E per la cronaca... domani pomeriggio vado da lei che dobbiamo prepararne uno, cercando di mettere assieme lo stile italiano con quello messicano-americano. Uhm.. verrà fuori un MexItAmerican tiramisù. Aiuto! Lei ha tutti gli ingredienti e gli attrezzi per la preparazione, io devo solo passare a prendere il mascarpone al negozietto qui vicino e poi siamo a posto! Comunque tranquilli, domani cerco di concentrarmi SOLO sul tiramisù! :-)
Onestamente non saprei scommettere sul fatto che verrà davvero fuori una buona approssimazione commestibile del tiramisù.. probabilmente anche sì dai, siamo ottimisti. Ma una cosa la so per certa: Italians do it better!
sabato 15 maggio 2010
University Singers
Come vi accennavo in qualche post precedente, nelle ultime settimane ho fatto prove col coro dell'università. Intendo il top choir, quello composto dagli studenti (prevalentemente cantanti, ma anche musicisti) della facoltà di musica... quelli che si sono cimentati con il Requiem di Verdi.
E qui è tutta un'altra musica rispetto al campus choir! Sia letteralmente (si fa musica di genere diverso, niente spiritual, niente rock band, un approccio + "classico" insomma ) che metaforicamente (i ritmi di lavoro, la concentrazione, le aspettative sono di altro livello): in sostanza è equiparabile ad un nostro coro di conservatorio.
Iniziamo dalla musica: dopo aver lavorato per un intero semestre sul requiem di Verdi (cosa che ha impeganto il coro parecchio), nell'ultimo mese si sono concentrati ad imparare un brano a cappella per coro misto di Samuel Barber, compositore americano del '900. Il brano in questione, "The Coolin", serviva al coro per un'incisione da inviare a un'audizione. Bene: 5-6 prove da un'ora e un quarto per impararlo e tirarlo di fino, poi tecnico del suono in teatro per l'incisione ed il gioco è fatto. Non sto qui + di tanto a dilungarmi sul brano... nei prossimi giorni mi passano l'mp3 dell'incisione e ve lo posto.
Concentriamoci invece su come impostano le prove loro, perchè... è da brivido.
Innanzitutto la prova si tiene nella choir room, ampia sala con all'interno 6 pianoforti (di cui due a coda), pedane per il coro a semicerchio (3 gradini) podio e leggio per il direttore, lavagne varie.
La prova è gestita dalla direttrice del coro una signora sui 45, molto competente, idee musicali molto chiare, gesto preciso e consapevole, molto cordiale ma allo stesso tempo esigente e severa. Alla prova non c'è lei da sola: tipicamente c'è un assistente (addetto a scaldare inizialmente la voce al coro e altri compiti di supporto) e ben 4 pianisti. Cosa ci fanno 4 pianisti ad una prova di coro? Semplice: un pianista per ogni sezione (soprano, contralto, tenore, basso) e inizialmente ogni sezione si mette attorno al proprio pianoforte e studia la parte sentendola suonare al pianoforte (mentre le altre sezioni in sala fanno altrettanto). In questo modo si impara in fretta e anche quando poi si mette assieme a coro unito, si può fare affidamento sulle note che vengono fuori dal pianoforte. Ovviamente questo approccio funziona solo in virtù del fatto che i coristi sanno leggere la musica a prima vista e hanno solo bisogno solo di sentire qualche intervallo per intonare la melodia.
Una cosa che mi ha colpito è la grande concentrazione durante la prova. Coristi sempre in piedi, distanziati un metro l'uno dall'altro, cartellina e matita in mano, sguardo costante sul direttore. Niente chiacchiericci, pena lo sguardo fulminante della direttrice. Una volte che un paio di ragazze si sono scambiate due parole le ha stroncate subito: "No talking during my rehearsal!" (ovvero, "Vietato parlare durante le mie prove!"); e un'altra volta che c'era un po' di brusio: "Stop talking: you are losing my time and our money!" (ovvero, "Finitela di parlare: state perdendo il mio tempo e i nostri soldi!"). Direi che il concetto è chiaro ;)
In definitiva in 5-6 prove il brano era su, non alla perfezione (brano difficile, aveva bisogno ancora di rodaggio), ma era buono. E l'ultima prova (e l'incisione) l'abbiamo fatta in fila unica a semicerchio, alternati: un soprano, un contralto, un tenore, un basso, un soprano...era da tanto che non lo facevo, bello, davvero, lì si vede l'indipendenza di ciascuno e si riesce ad apprezzare la fusione del suono!!!
Se devo essere sincero però, avrei optato per fare almeno 1-2 prove a sezioni separate: lavorare sempre tutti assieme con 4 pianoforti accorcia i tempi, ma non ti rende perfettamente sicuro della tua parte. Ad ogni modo, l'approccio ha complessivamente funzionato. Ho apprezzato molto la musicalità e la professionalità della direttrice, brava! Anche se niente hanno da invidiare i bravi direttori di coro che abbiamo nei nostri conservatori.
In definitiva sono stato soddisfatto: ho visto l'altra faccia della coralità americana (quella classica, professionale) che è altrettanto emozionante (il brano vi assicuro è da pelle d'oca). Per cui state sintonizzati: prossimamente cercherò di mettere qualche contributo audio!
E qui è tutta un'altra musica rispetto al campus choir! Sia letteralmente (si fa musica di genere diverso, niente spiritual, niente rock band, un approccio + "classico" insomma ) che metaforicamente (i ritmi di lavoro, la concentrazione, le aspettative sono di altro livello): in sostanza è equiparabile ad un nostro coro di conservatorio.
Iniziamo dalla musica: dopo aver lavorato per un intero semestre sul requiem di Verdi (cosa che ha impeganto il coro parecchio), nell'ultimo mese si sono concentrati ad imparare un brano a cappella per coro misto di Samuel Barber, compositore americano del '900. Il brano in questione, "The Coolin", serviva al coro per un'incisione da inviare a un'audizione. Bene: 5-6 prove da un'ora e un quarto per impararlo e tirarlo di fino, poi tecnico del suono in teatro per l'incisione ed il gioco è fatto. Non sto qui + di tanto a dilungarmi sul brano... nei prossimi giorni mi passano l'mp3 dell'incisione e ve lo posto.
Concentriamoci invece su come impostano le prove loro, perchè... è da brivido.
Innanzitutto la prova si tiene nella choir room, ampia sala con all'interno 6 pianoforti (di cui due a coda), pedane per il coro a semicerchio (3 gradini) podio e leggio per il direttore, lavagne varie.
La prova è gestita dalla direttrice del coro una signora sui 45, molto competente, idee musicali molto chiare, gesto preciso e consapevole, molto cordiale ma allo stesso tempo esigente e severa. Alla prova non c'è lei da sola: tipicamente c'è un assistente (addetto a scaldare inizialmente la voce al coro e altri compiti di supporto) e ben 4 pianisti. Cosa ci fanno 4 pianisti ad una prova di coro? Semplice: un pianista per ogni sezione (soprano, contralto, tenore, basso) e inizialmente ogni sezione si mette attorno al proprio pianoforte e studia la parte sentendola suonare al pianoforte (mentre le altre sezioni in sala fanno altrettanto). In questo modo si impara in fretta e anche quando poi si mette assieme a coro unito, si può fare affidamento sulle note che vengono fuori dal pianoforte. Ovviamente questo approccio funziona solo in virtù del fatto che i coristi sanno leggere la musica a prima vista e hanno solo bisogno solo di sentire qualche intervallo per intonare la melodia.
Una cosa che mi ha colpito è la grande concentrazione durante la prova. Coristi sempre in piedi, distanziati un metro l'uno dall'altro, cartellina e matita in mano, sguardo costante sul direttore. Niente chiacchiericci, pena lo sguardo fulminante della direttrice. Una volte che un paio di ragazze si sono scambiate due parole le ha stroncate subito: "No talking during my rehearsal!" (ovvero, "Vietato parlare durante le mie prove!"); e un'altra volta che c'era un po' di brusio: "Stop talking: you are losing my time and our money!" (ovvero, "Finitela di parlare: state perdendo il mio tempo e i nostri soldi!"). Direi che il concetto è chiaro ;)
In definitiva in 5-6 prove il brano era su, non alla perfezione (brano difficile, aveva bisogno ancora di rodaggio), ma era buono. E l'ultima prova (e l'incisione) l'abbiamo fatta in fila unica a semicerchio, alternati: un soprano, un contralto, un tenore, un basso, un soprano...era da tanto che non lo facevo, bello, davvero, lì si vede l'indipendenza di ciascuno e si riesce ad apprezzare la fusione del suono!!!
Se devo essere sincero però, avrei optato per fare almeno 1-2 prove a sezioni separate: lavorare sempre tutti assieme con 4 pianoforti accorcia i tempi, ma non ti rende perfettamente sicuro della tua parte. Ad ogni modo, l'approccio ha complessivamente funzionato. Ho apprezzato molto la musicalità e la professionalità della direttrice, brava! Anche se niente hanno da invidiare i bravi direttori di coro che abbiamo nei nostri conservatori.
In definitiva sono stato soddisfatto: ho visto l'altra faccia della coralità americana (quella classica, professionale) che è altrettanto emozionante (il brano vi assicuro è da pelle d'oca). Per cui state sintonizzati: prossimamente cercherò di mettere qualche contributo audio!
domenica 9 maggio 2010
Happy mother's day!
Qui in America, come in Italia, come penso in buona parte del mondo, oggi è la festa della mamma. Io personalmente non amo molto queste feste: voglio dire, se sono l'unico momento in cui abbiamo a cuore le mamme.. beh, meglio non festeggiare neanche. E sinceramente non sono uno di quelli che scrive puntualmente i bigliettini con la frasetta dolce per la festa della mamma o del papà: oggi è stato semplicemente un giorno come tutti gli altri, sereno, ho sentito la mamma, fatto gli auguri, chiacchierato con lei e col papà, sentito i reciproci aggiornamenti e punto :)
Però queste festività mi spingono a riflettere: e in questa occasione mi viene in mente quello che un parroco disse in predica molti anni fa nella chiesa del mio paesello. Le sue parole mi hanno colpito e le ricordo ancora testualmente: "Tutte le mamme hanno già un posto prenotato in Paradiso. Perchè mettere al mondo un figlio ai tempi d'oggi, con tutte le insicurezze e le insidie che ci circondano, è un atto immenso di fede, speranza e amore".
Cavoli se ha ragione!!! Io ancora non posso rendermene conto a pieno (perchè ho ancora solo la prospettiva del figlio, non del genitore), ma penso che avere un figlio, crescerlo, cercare di dargli tutto quello di cui ha bisogno, affetto, educazione, istruzione, sogni... sia davvero una grande impresa, per ogni mamma e per ogni papà. E che sia una sfida che richiede un ottimismo, una fiducia nel mondo (o fede in Dio), e un affiatamento di coppia, davvero forti.
Anche se credo che la parte più difficile per un genitore non è crescere un figlio; è lasciarlo andare una volta che è cresciuto. Arriva un momento, quando un figlio diventa grande e autonomo, in cui i genitori si rendono conto che lui ha una sua strada da percorrere che potrebbe anche portarlo lontano. Questo penso sia il momento + critico nella vita di un genitore: tutte le energie spese per crescerlo bene... e poi in un attimo, per lavoro, per studio, per amore, per i 1000 casi della vita.. potrebbe allontanarsi e tornare chissà quando.
Conosco alcuni amici che sono andati all'estero per poco più di un mese e si sono visti la mamma urlare dall'angoscia, altri hanno visto scene di pianto dei genitori in webcam, altri han dovuto tassativamente fare telefonate di almeno mezz'ora-un'ora al giorno, pena crisi di panico familiare (con conseguente innesco di sensi di colpa devastanti)... già... decisamente non dev'essere facile crescere un figlio con tanto amore e poi vedere che si allontana.
Decisamente devo dire di essere stato fortunato: quando ho riferito a casa della possibilità di venire in New Mexico, la prima risposta della mamma è stata "Beh, non vorrai mica non andare, vero?"; papà idem. Non lo so, forse la cosa li ha messi comunque in difficoltà e sono stati molto bravi a non darmelo a vedere... comunque l'ho apprezzato molto.. grazie!
E mi viene in mente un passo di Khalil Gibran, riguardo la figura dei genitori:
Voi siete gli archi e i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
L'Arciere vede il bersaglio sulla strada dell'infinito, ed Egli con forza vi tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Piegatevi nelle mani dell'Arciere con gioia:
Poiché come Egli ama la freccia che vola, così Egli ama l'equilibrio dell'arco.
Non lo so... io non ho risposte da dare o grandi analisi da fare su queste complesse dinamiche psicologiche... semplicemente mi affiorano alla mente tanti ricordi e pensieri e cerco di dar loro un filo logico.
Quindi oggi il mio augurio va a tutte le mamme (presenti e future), perchè con la loro forza sono quelle che continuano a dare speranza a questo mondo. Ma in particolare, vorrei mandare un abbraccio di cuore a tutte quelle mamme che fanno fatica a lasciar andare i propri figli: con l'augurio che riescano a superare questi momenti e imparino a scagliare con serenità le loro frecce.
Però queste festività mi spingono a riflettere: e in questa occasione mi viene in mente quello che un parroco disse in predica molti anni fa nella chiesa del mio paesello. Le sue parole mi hanno colpito e le ricordo ancora testualmente: "Tutte le mamme hanno già un posto prenotato in Paradiso. Perchè mettere al mondo un figlio ai tempi d'oggi, con tutte le insicurezze e le insidie che ci circondano, è un atto immenso di fede, speranza e amore".
Cavoli se ha ragione!!! Io ancora non posso rendermene conto a pieno (perchè ho ancora solo la prospettiva del figlio, non del genitore), ma penso che avere un figlio, crescerlo, cercare di dargli tutto quello di cui ha bisogno, affetto, educazione, istruzione, sogni... sia davvero una grande impresa, per ogni mamma e per ogni papà. E che sia una sfida che richiede un ottimismo, una fiducia nel mondo (o fede in Dio), e un affiatamento di coppia, davvero forti.
Anche se credo che la parte più difficile per un genitore non è crescere un figlio; è lasciarlo andare una volta che è cresciuto. Arriva un momento, quando un figlio diventa grande e autonomo, in cui i genitori si rendono conto che lui ha una sua strada da percorrere che potrebbe anche portarlo lontano. Questo penso sia il momento + critico nella vita di un genitore: tutte le energie spese per crescerlo bene... e poi in un attimo, per lavoro, per studio, per amore, per i 1000 casi della vita.. potrebbe allontanarsi e tornare chissà quando.
Conosco alcuni amici che sono andati all'estero per poco più di un mese e si sono visti la mamma urlare dall'angoscia, altri hanno visto scene di pianto dei genitori in webcam, altri han dovuto tassativamente fare telefonate di almeno mezz'ora-un'ora al giorno, pena crisi di panico familiare (con conseguente innesco di sensi di colpa devastanti)... già... decisamente non dev'essere facile crescere un figlio con tanto amore e poi vedere che si allontana.
Decisamente devo dire di essere stato fortunato: quando ho riferito a casa della possibilità di venire in New Mexico, la prima risposta della mamma è stata "Beh, non vorrai mica non andare, vero?"; papà idem. Non lo so, forse la cosa li ha messi comunque in difficoltà e sono stati molto bravi a non darmelo a vedere... comunque l'ho apprezzato molto.. grazie!
E mi viene in mente un passo di Khalil Gibran, riguardo la figura dei genitori:
Voi siete gli archi e i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
L'Arciere vede il bersaglio sulla strada dell'infinito, ed Egli con forza vi tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Piegatevi nelle mani dell'Arciere con gioia:
Poiché come Egli ama la freccia che vola, così Egli ama l'equilibrio dell'arco.
Non lo so... io non ho risposte da dare o grandi analisi da fare su queste complesse dinamiche psicologiche... semplicemente mi affiorano alla mente tanti ricordi e pensieri e cerco di dar loro un filo logico.
Quindi oggi il mio augurio va a tutte le mamme (presenti e future), perchè con la loro forza sono quelle che continuano a dare speranza a questo mondo. Ma in particolare, vorrei mandare un abbraccio di cuore a tutte quelle mamme che fanno fatica a lasciar andare i propri figli: con l'augurio che riescano a superare questi momenti e imparino a scagliare con serenità le loro frecce.
Già finito?!?
E' stata una settimana interessante questa: ho stretto amicizia con alcuni ragazzi e ragazze del coro, tutti simpaticissimi/e, ci siamo scambiati contatti FaceBook, numeri di cellulare, abbiamo iniziato a chattare, siamo andati a sentire concerti alla sera, poi fuori a bere birra o a cena: e le compagnie di musicisti sono in assoluto le più divertenti, si ride, si scherza e il tempo vola senza che te ne accorgi.
Ecco appunto, il tempo vola: e questa settimana è finita, questo semestre è finito, quest'anno accademico qui è finito.
Ma come, già finito?!? Eh sì, me ne sono reso conto qualche giorno fa parlando con gli amici: era l'ultima settimana universitaria al campus, ultimi esami, ultime lauree e poi da domani tutti se ne tornano alle proprie case per l'estate. Ma come?!? No, no, piano.. volete dirmi che il campus si svuota? Che restano solo prof, dottorandi e ricercatori?!? La cosa mi ha spiazzato non poco: gli amici del coro vanno via tutti, avevo anche adocchiato qualche dolce fanciulla nel gruppo.. ma niente, questo weekend erano tutti impegnati fare le valigie e prendere un aereo o un treno per tornare a casa.
La sensazione è quella dell'"ultima mattina di camposcuola". Avete presente quando vai via una settimana al mare o in montagna per un campo o per un corso estivo, e inizialmente non conosci nessuno, poi cominci a legare, poi si forma un bel gruppo, poi ti sembra di conoscerli da sempre... poi l'ultima sera si esce tutti assieme, si fa una grande festa, tu sai che è l'ultima sera e che il giorno dopo tutti dovranno ripartire, ma cerchi di non pensarci e ti godi l'allegria del momento, foto, giochi, scherzi, abbracci... e poi in un attimo è mattina, si fa colazione assieme, gli ultimi saluti malinconici e poi ognuno torna a casa. E per quanto tu abbia bei ricordi, e la voglia di restare in contatto con tutti, senti che la magia è finita, e hai un grande groppo in gola.
Solo che stavolta tutti (o quasi) vanno via, ma io resto.
Ok, ok, no panic: ho ancora assi nella manica, svariati contatti locali (qui in città), vedo di concentrarmi su quelli, non si svuoterà di certo tutta la città!
E poi, se ho meno occasioni di uscire a feste, concerti e party, ho più tempo per concentrarmi sulle 1000 altre cose, che so, più post per il blog, arrangiamenti per il coro, scrivere la mia autobiografia, magari scrivere un romanzo, riflettere sul senso della vita, comporre una sinfonia, scrivere una tesi di dottorato.. insomma, da fare ne ho comunque.
Devo solo cercare di stare sereno e concentrarmi sul da farsi.. il resto verrà da se'. Domani inizia una nuova settimana, devo cercare subito di dare una svolta positiva.
Ecco appunto, il tempo vola: e questa settimana è finita, questo semestre è finito, quest'anno accademico qui è finito.
Ma come, già finito?!? Eh sì, me ne sono reso conto qualche giorno fa parlando con gli amici: era l'ultima settimana universitaria al campus, ultimi esami, ultime lauree e poi da domani tutti se ne tornano alle proprie case per l'estate. Ma come?!? No, no, piano.. volete dirmi che il campus si svuota? Che restano solo prof, dottorandi e ricercatori?!? La cosa mi ha spiazzato non poco: gli amici del coro vanno via tutti, avevo anche adocchiato qualche dolce fanciulla nel gruppo.. ma niente, questo weekend erano tutti impegnati fare le valigie e prendere un aereo o un treno per tornare a casa.
La sensazione è quella dell'"ultima mattina di camposcuola". Avete presente quando vai via una settimana al mare o in montagna per un campo o per un corso estivo, e inizialmente non conosci nessuno, poi cominci a legare, poi si forma un bel gruppo, poi ti sembra di conoscerli da sempre... poi l'ultima sera si esce tutti assieme, si fa una grande festa, tu sai che è l'ultima sera e che il giorno dopo tutti dovranno ripartire, ma cerchi di non pensarci e ti godi l'allegria del momento, foto, giochi, scherzi, abbracci... e poi in un attimo è mattina, si fa colazione assieme, gli ultimi saluti malinconici e poi ognuno torna a casa. E per quanto tu abbia bei ricordi, e la voglia di restare in contatto con tutti, senti che la magia è finita, e hai un grande groppo in gola.
Solo che stavolta tutti (o quasi) vanno via, ma io resto.
Ok, ok, no panic: ho ancora assi nella manica, svariati contatti locali (qui in città), vedo di concentrarmi su quelli, non si svuoterà di certo tutta la città!
E poi, se ho meno occasioni di uscire a feste, concerti e party, ho più tempo per concentrarmi sulle 1000 altre cose, che so, più post per il blog, arrangiamenti per il coro, scrivere la mia autobiografia, magari scrivere un romanzo, riflettere sul senso della vita, comporre una sinfonia, scrivere una tesi di dottorato.. insomma, da fare ne ho comunque.
Devo solo cercare di stare sereno e concentrarmi sul da farsi.. il resto verrà da se'. Domani inizia una nuova settimana, devo cercare subito di dare una svolta positiva.
lunedì 3 maggio 2010
Priceless!
-Ricevere una telefonata con la proposta di andare in New Mexico... 10 minuti di panico e una pastiglia per il mal di testa
-Dire alla mamma della possibilità... giramento di testa (della mamma) e una tisana rilassante (sempre per la mamma)
-Capire che non puoi non andare... chiudere gli occhi e un bel respiro profondo
-Spiegare a tutti i vari amici che parti... diverse cene innaffiate da buona birra e vino, chiacchiere, abbracci, foto, un po' di malinconia
-Un biglietto di aereo andata-ritorno per gli States... varie imprecazioni alle agenzie di viaggio e un mese di stipendio da dottorando
-Riuscire a capire come fare con l'assicurazione medica... un mal di testa
-Andare due settimane in Belgio, poi tornare a casa, sistemare tutto in tre settimane e partire per gli States... un BUON mal di testa
-Arrivare e sistemarsi in appartamento... tanta pazienza, un amico che ti aiuta a destreggiarti, una carta di credito che funziona
-Farsi nuovi amici... un po' di coraggio, qualche sorriso, un po' di musica.. e FaceBook!
-Riuscire ogni giorno a guardare avanti senza voltarsi indietro... un respiro profondo e tanto ottimismo
-Pranzo a base di enchilada, pomeriggio a sentire un concerto, cena assieme ad alcuni amici del coro, serata a provare arie di Mozart con un baritono, e finire poi in un pub irlandese, davanti ad una buona birra, chiaccherando di musica, università, vita, con lui che mi presenta a tutte le sue amiche, mentre ascoltiamo un violinista cinese e un chitarrista nero che suonano e cantano divinamente dal vivo pezzi rock della Dave Matthew's Band... NON HA PREZZO!
-Dire alla mamma della possibilità... giramento di testa (della mamma) e una tisana rilassante (sempre per la mamma)
-Capire che non puoi non andare... chiudere gli occhi e un bel respiro profondo
-Spiegare a tutti i vari amici che parti... diverse cene innaffiate da buona birra e vino, chiacchiere, abbracci, foto, un po' di malinconia
-Un biglietto di aereo andata-ritorno per gli States... varie imprecazioni alle agenzie di viaggio e un mese di stipendio da dottorando
-Riuscire a capire come fare con l'assicurazione medica... un mal di testa
-Andare due settimane in Belgio, poi tornare a casa, sistemare tutto in tre settimane e partire per gli States... un BUON mal di testa
-Arrivare e sistemarsi in appartamento... tanta pazienza, un amico che ti aiuta a destreggiarti, una carta di credito che funziona
-Farsi nuovi amici... un po' di coraggio, qualche sorriso, un po' di musica.. e FaceBook!
-Riuscire ogni giorno a guardare avanti senza voltarsi indietro... un respiro profondo e tanto ottimismo
-Pranzo a base di enchilada, pomeriggio a sentire un concerto, cena assieme ad alcuni amici del coro, serata a provare arie di Mozart con un baritono, e finire poi in un pub irlandese, davanti ad una buona birra, chiaccherando di musica, università, vita, con lui che mi presenta a tutte le sue amiche, mentre ascoltiamo un violinista cinese e un chitarrista nero che suonano e cantano divinamente dal vivo pezzi rock della Dave Matthew's Band... NON HA PREZZO!
Generazioni
Si sa, generazioni diverse hanno modi diversi di vedere le cose e spesso va a finire che si scontrano. E' la solita vecchia storia che va avanti da sempre: le generazioni + grandi spesso si lamentano dalla decadenza dei tempi moderni (e i soliti benpensanti dipingono i giovani come "bamboccioni" che sanno solo "vivacchiare"), senza calarsi minimamente nei problemi reali; le generazioni + giovani spesso rifiutano tutto a priori, senza riuscire ad apprezzare la saggezza di chi ha macinato un po' di esperienza in più.
Beninteso, gli scontri generazionali sono indispensabili, fanno parte del gioco (personalmente penso che i momenti in cui sono cresciuto di più sono stati quelli in cui mi sono scontrato con i miei!): ti aiutano a prendere coscienza di te stesso, delle tue radici e dei tuoi obiettivi futuri. Semplicemente penso che andrebbero presi come una tappa e analizzati come tali, non fomentati per il gusto dello scontro come spesso succede in talk show stile DeFilippi-Deusanio (come si sta bene qui senza TV!!!).
Ma per fortuna le generazioni non sono solo capaci di battibeccarsi! Ci sono momenti in cui le barriere cadono e le generazioni si incontrano: momenti in cui nonni, genitori, ragazzi e bimbi condividono assieme una giornata, un sogno, un progetto. E questa è una cosa che capitata a tutte le latitudini e longitudini, a prescindere dalla razza o dalla religione: probabilmente è un rito sociale, che cerca di legare i diversi segmenti della società e dare continuità all'evolversi del tempo.
E' successo qui ieri (domenica 2 maggio) alla parrocchia presbiteriana dove vado da un po'. Non ho ben capito se era legata a una festività particolare, all'anno accademico che volge al termine, all'estate che fa capolino o cosa.. fatto sta, che dopo messa, c'è stato un pranzo comunitario: le mamme avevano preparato varie teglie di enchilada, i giovani servivano a tavola, i piccoli giocavano nel cortile, gli adulti hanno tenuti i discorsi introduttivi, di ringraziamento e di "coesione comunitaria". Un bel pranzo direi, fatto incetta di enchilada (buona!), rilassato, chiacchierato di politica nazionale (italiana e statunitense) e di calcio (qui seguono addirittura la Champions League!).
Ed è successo l'altro ieri a Schio: è tradizione che al 1° maggio il Gruppo Escursionisti Scledensi (G.E.S.) i cori Ges e GiovaniGes, assieme ad amici e simpatizzanti, passino una giornata in montagna. La comitiva è come sempre molto variopinta e interessante: cantori ed escursionisti di tutte le età, dai bambini di 3-4 anni, i fratelli maggiori più o meno adolescenti, il gruppo dei giovani, i genitori, i nonni. Il programma della giornata ormai è collaudato: al mattino escursione sul Monte Pasubio, visita alla lapide del fondatore del G.E.S. (tra i sentieri della montagna), poi messa cantata dai due cori. Quindi il momento del pranzo, per circa 200 persone, preparato ad arte dai Maestri Vivandieri del GES.. e che devo ammettere.. nonostante l'enchilada qui sia buona.. i pranzi GES sono imbattibili!!!
Poi il pomeriggio è dedicato ai giochi, organizzati dai giovani per coinvolgere grandi e piccoli. E quest'anno devo dire che la creatività dei ragazzi è stata davvero fantastica: nientepopodimeno che giochi a tema su "Alice nel Paese delle Meraviglie", inframezzati da scenette, con personaggi in costume! Copioni originali scritti da Laura e Teresa, e un cast eccezionale di giovani attori. Dalle foto che potete vedere e dai commenti che ho avuto modo di sentire, è stato un grande successo, che ha coinvolto e divertito davvero tutti, bravi, bravi, i miei complimenti!

Alice alle prese col Topolino, il Leprotto Bisestile e il Cappellaio Matto

Primo gioco a squadre

Il cast al completo
(Ma io mi domando, ma se ci fossi stato anch'io, che parte mi avreste fatto fare?!? Ho una certa esperienza da Bianconiglio (della serie.. "E' tardi! E' tardi!").. uhm.. forse è meglio che sia qui negli States! )
A parte gli scherzi, sono rare le realtà in cui generazioni diverse riescono a collaborare, confrontarsi e crescere assieme. La famiglia GES è una di queste. E quando vedo che queste cose accadono mi sento più ottimista. Vuol dire che a prescindere dall'età e dalle idee, ci sono alcuni valori fondamentali che ci uniscono e che ci fanno costruire un futuro migliore. Sono i momenti in cui ci rendiamo conto che nel mondo tutto scorre, che noi siamo passaggio e che quello che dobbiamo fare è contagiare positivamente le persone che ci sono attorno e regalare sorrisi e sogni alle generazioni più grandi e più piccole.
Beninteso, gli scontri generazionali sono indispensabili, fanno parte del gioco (personalmente penso che i momenti in cui sono cresciuto di più sono stati quelli in cui mi sono scontrato con i miei!): ti aiutano a prendere coscienza di te stesso, delle tue radici e dei tuoi obiettivi futuri. Semplicemente penso che andrebbero presi come una tappa e analizzati come tali, non fomentati per il gusto dello scontro come spesso succede in talk show stile DeFilippi-Deusanio (come si sta bene qui senza TV!!!).
Ma per fortuna le generazioni non sono solo capaci di battibeccarsi! Ci sono momenti in cui le barriere cadono e le generazioni si incontrano: momenti in cui nonni, genitori, ragazzi e bimbi condividono assieme una giornata, un sogno, un progetto. E questa è una cosa che capitata a tutte le latitudini e longitudini, a prescindere dalla razza o dalla religione: probabilmente è un rito sociale, che cerca di legare i diversi segmenti della società e dare continuità all'evolversi del tempo.
E' successo qui ieri (domenica 2 maggio) alla parrocchia presbiteriana dove vado da un po'. Non ho ben capito se era legata a una festività particolare, all'anno accademico che volge al termine, all'estate che fa capolino o cosa.. fatto sta, che dopo messa, c'è stato un pranzo comunitario: le mamme avevano preparato varie teglie di enchilada, i giovani servivano a tavola, i piccoli giocavano nel cortile, gli adulti hanno tenuti i discorsi introduttivi, di ringraziamento e di "coesione comunitaria". Un bel pranzo direi, fatto incetta di enchilada (buona!), rilassato, chiacchierato di politica nazionale (italiana e statunitense) e di calcio (qui seguono addirittura la Champions League!).
Ed è successo l'altro ieri a Schio: è tradizione che al 1° maggio il Gruppo Escursionisti Scledensi (G.E.S.) i cori Ges e GiovaniGes, assieme ad amici e simpatizzanti, passino una giornata in montagna. La comitiva è come sempre molto variopinta e interessante: cantori ed escursionisti di tutte le età, dai bambini di 3-4 anni, i fratelli maggiori più o meno adolescenti, il gruppo dei giovani, i genitori, i nonni. Il programma della giornata ormai è collaudato: al mattino escursione sul Monte Pasubio, visita alla lapide del fondatore del G.E.S. (tra i sentieri della montagna), poi messa cantata dai due cori. Quindi il momento del pranzo, per circa 200 persone, preparato ad arte dai Maestri Vivandieri del GES.. e che devo ammettere.. nonostante l'enchilada qui sia buona.. i pranzi GES sono imbattibili!!!
Poi il pomeriggio è dedicato ai giochi, organizzati dai giovani per coinvolgere grandi e piccoli. E quest'anno devo dire che la creatività dei ragazzi è stata davvero fantastica: nientepopodimeno che giochi a tema su "Alice nel Paese delle Meraviglie", inframezzati da scenette, con personaggi in costume! Copioni originali scritti da Laura e Teresa, e un cast eccezionale di giovani attori. Dalle foto che potete vedere e dai commenti che ho avuto modo di sentire, è stato un grande successo, che ha coinvolto e divertito davvero tutti, bravi, bravi, i miei complimenti!
Alice alle prese col Topolino, il Leprotto Bisestile e il Cappellaio Matto
Primo gioco a squadre
Il cast al completo
(Ma io mi domando, ma se ci fossi stato anch'io, che parte mi avreste fatto fare?!? Ho una certa esperienza da Bianconiglio (della serie.. "E' tardi! E' tardi!").. uhm.. forse è meglio che sia qui negli States! )
A parte gli scherzi, sono rare le realtà in cui generazioni diverse riescono a collaborare, confrontarsi e crescere assieme. La famiglia GES è una di queste. E quando vedo che queste cose accadono mi sento più ottimista. Vuol dire che a prescindere dall'età e dalle idee, ci sono alcuni valori fondamentali che ci uniscono e che ci fanno costruire un futuro migliore. Sono i momenti in cui ci rendiamo conto che nel mondo tutto scorre, che noi siamo passaggio e che quello che dobbiamo fare è contagiare positivamente le persone che ci sono attorno e regalare sorrisi e sogni alle generazioni più grandi e più piccole.
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